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Discussione sul gergo usato nelle grandi avventure:

Sono stato testè informato da terzi che la lettura de "le grandi avventure" risulta, da parte di molti lettori, noiosa e,in alcuni casi, anche di difficile comprensione.
Mi si invita ,perciò, a semplificare il mio lessico affinchè tutti possano asserire di aver colto appieno il significato delle parole.
Percui ora mi accingerò a trascrivere le grandi avventure in maniera apprezzabile da parte di tutti. Ed è con il mio ultimo parolone che vi rimando alla lettura:"PRECIPITEVOLISSIVEVOLMENTE".

Ambrosoli Giuseppe (Federico Ambrosini)

Era una calda serata d'estate e nessuno di noi faceva niente.
Quindi decidemmo........ Ah, no: devo scrivere in modo più semplice .... bene:

Eravam in tla pineta che'n facevam un cas; alora Io e quel coion de Peppo ce sem messi sa Jacopo e sa Piccio a cantè na stronsata che manca noi atre sapevam sa ch' era.
E c'è nuta fora na roba tip cauntri e io facev la voc del vecchi che se sent sempr in tle canson del far uest, en el so se avet capit. peppo feva... sa feva peppo?... mica m'arcord! ma faceva n'altra stronsata, so sicur.
Jacopo feva.. ah! ecc sa feva peppo! lo faceva la... la chitarra, malè, cum se chiama? cla chitarra che c'hann sempre ti chi film quei che son'ne! vabè: lo feva quela malè, prò sol sa la voc.
Jacopo invec faceva i tambur sa clatre brutt che saria Piccio. Ala fin è nutta na roba che feva murì dal rida e en avem combinat piò nient per totta la sera che ce faceva mal la pansa e dal rida en sem riuscitti manca ad alsac.

Murel: la murel è: se ste atent ma quel ch'fè, podarsi anca che ia fe dop ad alsat. sno no.